Il drone della pioggia

Il cloud seeding attraverso i droni è potenzialmente in grado di sconfiggere la siccità

Un team di ricerca del Desert Research Institute di Reno, in Nevada, sta lavorando a un drone potenzialmente capace di sconfiggere la siccità. La tecnica, già sperimentata con gli aerei, prende il nome di cloud seeding, letteralmente "inseminazione delle nuvole". "Dai primi esperimenti" - fanno sapere i ricercatori - "è stato appurato che il drone ha prodotto il 10% di pioggia in più". Secondo il coordinatore del team di ricerca, Jeff Tilley, questo drone consentirà di "sparare sulle nuvole alcune particelle di ioduro d'argento che facilitano il formarsi della pioggia". Secondo i test effettuati, per ogni 25-45 ore di volo questo sistema è in grado di sollecitare quasi un miliardo di litri d'acqua.
drone,pioggia,nuvola,siccita,reno,nevada,valtellina
"Le dimensioni ridotte dei droni, e il fatto che non hanno pilota, offrono potenziali opportunità" ha aggiunto Jeff Tilley. "Il cloud seeding ha permesso di ottenere dal 5 al 15% in più di precipitazioni", ha dichiarato Roy Rasmussen, meteorologo del National Center for Atmospheric Research (NCAR) di Boulder, in Colorado, che ha guidato il gruppo di valutazione. Anche in Italia il progetto Levissima Spedizione Ghiacciai sta sperimentando una tecnica simile. La ricerca vede impegnati i ricercatori dell'Università Statale di Milano in Alta Valtellina, con lo scopo di "studiare la fusione glaciale con le migliori attrezzature di rilevamento aereo, l'occhio tecnologico di un satellite Nasa per acquisire immagini ad altissima risoluzione e una stazione meteorologica all'avanguardia che acquisisce dati energetici".